Gli indicatori di menzogna: il corpo contraddice le parole (1° esempio)

Mercoledì 22 Febbraio 2012 18:02 Scritto da  Alessandro Balzerani

ministro-del-tesoro-giulio-tremonti“Il quadro di riferimento da tener presente non è la morale, ma la sopravvivenza. Ad ogni livello, dal mimetismo elementare alla visione poetica, la capacità linguistica di velare, disinformare, lasciare ambiguo, ipotizzare ed inventare è indispensabile all’equilibrio della coscienza umana ed allo sviluppo dell’uomo nella società” (George Steiner – After Babel)

Lo psicologo e ricercatore Paul Ekman ha dedicato gran parte della sua vita allo studio ed all’analisi delle espressioni facciali come manifestazione delle emozioni ed al comportamento non verbale  come elemento di gestione delle emozioni.

L’interesse di Paul Ekman per le menzogne nasce in ambiente accademico, come risposta ad un quesito postogli da alcuni suoi allievi terapeuti che seguivano i suoi corsi sulla mimica facciale e sui gesti.

Il quesito era: l’analisi del comportamento non verbale può rivelare eventuali bugie dei pazienti?

Da allora ad oggi molte domande collegate a questa hanno ricevuto risposte esaustive, basate sull’osservazione di migliaia di filmati, immagini, interviste: quello che possiamo affermare con certezza è che “il mentire è una caratteristica centrale della nostra vita, che andrebbe compresa in maniera più approfondita, giacchè risulta rilevante in quasi tutti gli affari umani” (P. Ekman “La seduzione delle bugie").

Ognuno di noi mente, circa 300 volte al giorno: la stragrande maggioranza di queste menzogne è dettata da quelle che Ekman definisce “regole di esibizione”, ovvero l’insieme dei condizionamenti, delle abitudini e delle convenzioni cui l’appartenenza ad un gruppo sociale ci costringe, anche sotto forma di dettato educativo.

Una più piccola parte di menzogne sono quelle che procurano un vantaggio diretto al bugiardo, spesso a danno della vittima e senza che la vittima stessa ne sia consapevole o sia stata avvertita: queste sono l’oggetto di interesse della ricerca di Paul Ekman e di altri ricercatori che, dopo di lui, si sono interessati al fenomeno.

L’analisi di queste ultime e dei comportamenti non verbali che in maniera non controllabile vengono esibiti dal bugiardo, rappresentano uno dei territori di analisi più importanti della psicologia sociale, che definisce la menzogna come una “contraddizione tra il comportamento verbale e quello non verbale” (il corpo contraddice le parole).

L’atto stesso del mentire infatti,  fornisce una serie di indicatori non verbali che, se correttamente interpretati, possono indirizzare la nostra comprensione del comportamento altri in maniera decisiva.

In questa occasione ne esamineremo alcuni, con lo scopo di evidenziare in che modo l’analisi degli “indicatori di menzogna” può essere applicata con facilità a qualsiasi relazione comunicativa.

Quello che vi propongo di seguito, è l’analisi di un filmato che mostra un noto personaggio politico nell’esercizio delle sue funzioni istituzionali.

Viene effettuata una attenta analisi del comportamento non verbale, che viene messa in relazione a quanto lo stesso politico afferma: l’intento di questa analisi è ovviamente dimostrativo, e prescinde da qualunque opinione personale e giudizio sui contenuti; quello che ci interessa non è quello che dice ma come lo dice e se tra le due modalità possiamo rilevare delle incongruenze.

Nel seguente allegato il link del filmato ed ogni elemento ritenuto significativo è rappresentato nell’unità di tempo indicata sulla sinistra del commento …… buon divertimento!

Il discorso dell’ Onorevole Tremonti in Commissione Parlamentare

0,3: "...per un anticipo della manovra ..." - gesto inclusivo di autoindicazione (forse se ne attribuisce il merito)
0,14: " ... una lettera marcata come strettamente confidenziale..." (dice no con la testa, non ci crede);
1,30: "... privatizzazione piena dei servizi locali..." (microesressione di disprezzo - labbro in alto a dx)

1,47: “ … superamento centrale rigido …” : segnale di soddisfazione  (linguino)

1,57:  segnale di disprezzo sulla parola licenziamento, subito sostituita con: "... confermato con meccanismi di migliore o più felice collocamento..." ; ma anche a questa affermazione sembra non credere (dice no con la testa);
2,08: "...diritto a licenziare ..." (gesto emblematico di superiorità);
2,12: " ... non è detto che tutto questo ..." (dice di sì con la testa, contraddicendo il verbale);
2,17: " ... condivise attività di governo ..." (mani aperte a mostrare i palmi - emblema di incredulità - non ho fiducia in quello che dico);

3,09“ … intensificazione della crisi..” segnali di scarico tensionale  ed autoconforto (si schiarisce la voce = tensione  e tende a raggomitolarsi = auto conforto);
4,10: "...scendere dell'1% in un anno forse ..." (sorriso beffardo - maschera del disprezzo celata dal sorriso);
4,53: "... il 3° punto manifesta un elemento di novità ..." segnale di gradimento e contemporanea incongruenza  (linguino e prossemica in avanti, dice no con la testa);

5,36: generici segnali di  scarico tensionale ed autoconforto verso l’apertura del dibattito sulle proposte; forse si prova insicurezza verso le risposte da fornire

7,40: “..liberalizzazione dei servizi pubblici..” inizialmente imbarazzo e poi soddisfazione (riprende una postura eretta postura, riequilibra il ritmo respiratorio e spinge la postura in avanti)
7,45: " ... applicazione dei suggerimenti europei...." (dice non con la testa, non crede a quello che dice);
7,51: "...accorpare sulla domenica le festività..." (dice non con la testa, non crede a quello che dice);
8,43: "...abuso dei contratti a tempo determinato..." (lapsus linguae);
9,13: "... i tagli orizzontali ..." (di nuovo maschera del disprezzo celato);
9,43: " ... su contratti di solidarietà e su strumenti di allineamento ..." (utilizzo di un gesto illustratore che indica vaghezza, percorso non definito, segnale di non convinzione)