Ipnosi e tecniche di meditazione nella terapia del dolore cronico

Mercoledì 01 Febbraio 2012 22:27 Scritto da  neuroscienze.net

dolore-cronicookA fronte della sofferenza umana e del grave problema del dolore cronico, gli psicologi non possono esimersi dal partecipare alla ricerca e dal cercare di apportare nuove conoscenze e contributi. Sappiamo oggi ancora poco di come la mente umana percepisce, o meglio, costruisce, l’esperienza soggettiva del dolore (Raij et al, 2005).

Le terapie a mediazione corporea  possono essere di grande aiuto nella gestione del paziente con tale patologia, con i vantaggi di un facile apprendimento ed applicabilità da una parte anche in vista di una riduzione della terapia farmacologia spesso inefficiente e costosa, con notevoli effetti collaterali e responsabile di assuefazioni.

L’ipnosi è considerato un buon metodo per il controllo e la gestione del dolore acuto e cronico, e la sua validità è ben documentata: il controllo del dolore è superiore a quello ottenuto con la distrazione, il condizionamento operante o la terapia cognitivo-comportamentale (Hilgard e Hilgard, 1983). Non si conoscerebbero ancora esattamente i meccanismi psicofisiologici che possano spiegarne il funzionamento; è però accertato che l’analgesia ipnotica non è endorfino-dipendente (Barber e Mayer, 1977), e sappiamo comunque che essa permette ai pazienti di agire su funzioni fisiologiche normalmente involontarie (Barber e Adrian, 1982), che rivestirebbero un ruolo molto importante nel dolore.

Un altro metodo eccellente è dato dalle tecniche di meditazione. Le prime notizie su di esse risalgono a 7000-8000 anni fa. Esse sono state usate per millenni come terapia olistica e medicina in moltissime patologie, recando conforto nei secoli a quelle popolazioni che null’altro avevano se non il loro stesso corpo per curarsi, non avendo spesso sviluppato tecniche mediche e chirurgiche adeguate. La loro unica possibilità era sviluppare un metodo basato sull’autoguarigione; e le nostre tecnologie moderne – dopo avere solo da pochi anni riscoperto queste tecniche- sembrano spesso dare ragione a chi sostiene la loro validità.

Le tecniche di meditazione sono veramente decine, a dir poco, ma complessivamente tutte producono effetti psicologici e psicofisiologici che sono stati accuratamente studiati e confermati: da diverso tempo si sa che ad esempio provocano una risposta di rilassamento dovuta ad un riequilibrio del sistema parasimpatico rispetto al simpatico, una diminuzione dei livelli di adrenalina e noradrenalina, un aumento dei livelli di serotonina e di dopamina, una sincronizzazione degli emisferi cerebrali con aumento di onde alfa e theta prevalentemente nell’area frontale (Benson, Wallace, 1972).