Ciò che impensierisce e a volte spaventa alcuni insegnanti è il fatto di non essere seguiti, di non essere interessanti nel modo di esporre o addirittura il pensiero che pochi studenti siano disposti ad appassionarsi alla loro materia.
In questo clima di sfiducia, a volte confermato da una serie di feedback distrattivi dall'aula, risulta facile interpretare un ruolo autoritario in cui le relazioni si basano sul potere e l'insegnante ha un modo per poter gestire i suoi alunni.
Il limite di questo approccio è l'esigua efficacia di un ascolto che è solo apparente, in una calma apparente; ma le conseguenze di tutto questo sono perdita di stimolo all'ascolto, un'attenzione coercitiva e quindi alimentata da emozioni negative e soprattutto attribuzione di questa negatività al docente che diventa un'ancora negativa.
L'approccio autorevole è basato invece non su un elemento condizionante esterno - il potere che proviene dal ruolo - ma sulla propria capacità di ispirare e stimolare gli studenti.
Questa capacità è un'attitudine che si può e si deve sviluppare ma ricordando anche alcune strategie comunicative legate all'uso dei sistemi rappresentazionali.
Facciamo un esempio specifico legato ad un momento in cui gli studenti hanno bisogno di essere richiamati all'ordine dall'insegnante: quando un insegnante richiama a voce uno studente ricordandogli cosa dovrebbe fare, lo studente associa inconsciamente l'insegnante alle sensazioni che risultano dall'essere stato rimproverato.
Es. "Mario, ti ho detto di non distrarti e di seguire la lezione che spiego!"
Quando invece il docente indirizza con il proprio linguaggio non verbale l'attenzione dello studente verso le informazioni visive alla lavagna invitandolo a seguirne le istruzioni, è la lavagna stessa e non l'insegnante l'origine delle direttive.
Es. "Come è indicato alla lavagna, Mario, [facendo un ampio gesto in direzione della lavagna] le istruzioni da seguire sono ..."
Nel primo caso ci sono solo due parti in gioco l'insegnante contro lo studente.
Nel secondo caso invece sono figurativamente presenti tre parti: la lavagna, lo studente e l'insegnante.
In questo secondo caso il docente diventa un facilitatore e lo studente non lo percepisce più come il cattivo, ma addirittura può reinterpretarlo come il mezzo che può mediare tra lui e la lavagna (o il libro, o il contenuto dell'informazione) trasformandolo in un alleato.
