Opportunamente diversi

Venerdì 03 Febbraio 2012 10:10 Scritto da  Massimiliano Cori

bambini_stranierik2Ogni genitore sperimenta la sensazione che fin dalla nascita il proprio figlio si comporti in base ad una propria personalità già definita. "Non sta mai fermo , è iperattivo" oppure "E' un angioletto, dorme sempre", quante volte abbiamo ascoltato tali esternazioni da parte di neo genitori? In realtà la personalità è una caratteristica biologica condizionata dal nostro DNA fin dai primi mesi di vita. La natura, quindi, ci crea diversi ma non per quello che tutti definiamo uno scherzo della natura stessa, bensì per una precisa e scientifica ragione evolutiva: per la sopravvivenza della specie ad ogni condizione esterna anche la più estrema.

Tale diversità strutturale e caratteriale ci permetterà di scoprire sempre qualcuno che sarà in possesso delle migliori caratteristiche per affrontare e sopravvivere a qualsiasi evenienza. Essere diversi, pertanto, ci consente di sfidare un ambiente in continua trasformazione, in ogni tempo ed in ogni luogo. Certo è che la personalità, quell'insieme di caratteristiche psicologiche e modalità di comportamento che distingue un individuo da un altro, è profondamente influenzata non solo dal DNA ma anche da il mondo che ci circonda e dalle esperienze vissute.

Ogni bambino, nel corso della sua evoluzione, cercherà di occupare una "nicchia familiare", un ruolo da ricoprire dove sia più facilmente riconoscibile ed apprezzabile per i suoi genitori. Per questo tra fratelli, ad esempio, si osserva spesso il fenomeno della "deidentificazione" per cui la vicinanza quotidiana porta gli stessi a seguire strade radicalmente differenti o addirittura opposte. Se uno dei due è un cervellone, l'altro sarà svogliato e ribelle: lo farà per distinguersi ma anche per non competere in un campo in cui sa che il risultato, messo inevitabilmente a confronto, non corrisponderà quasi mai alle attese, così da non risultare gratificante.

La personalità è in genere abbastanza variabile fino al 30°anno di vita, mentre in seguito tende a stabilizzarsi. Fin dal V secolo a.C. grazie agli studi del periodo Ippocrate sostenne la "teoria umorale", secondo la quale il nostro corpo sarebbe governato da quattro umori diversi (sangue, bile gialla, bile nera, flegma), che combinandosi in differenti maniere condurrebbero alla salute-equilibrio o, contrariamente, al disagio-malattia [La teoria è espressa nel "De Natura hominis" del suo discepolo Probo]. I quattro caratteri che si distinguevano erano:
Il Collerico [Permaloso, Furbo, Generoso ]
Il Malinconico [Triste, Debole, Avaro ]
Il Flemmatico [Calmo,Ozioso,Talentuoso ]
Il Sanguigno [Allegro, goloso, Giocherellone ].
Nei secoli successivi la classificazione dei caratteri umani rimase sempre al centro di dibattiti e ricerche ma solo nel secolo scorso Carl Jung, psichiatra svizzero, nella sua opera "I tipi psicologici"evidenzia due tipi di comportamento, quello estroverso e quello introverso. Questi due macro gruppi si differenziano in prima battuta nell'orientamento che danno alle loro energie, verso l'esterno o verso il proprio mondo interiore.

Ma sono entrambi composti da quattro caratteristiche che possono sovrastare le altre e generare ulteriori differenze. Tali funzioni psichiche sono il pensiero, il sentimento, la sensazione e l'intuizione che darebbero vita ad individualità razionali, sentimentali, sensibili e intuitive. Queste funzioni non sono però rigide ed esclusive, le posseggono tutti e possono emergere più o meno occasionalmente in base al contesto ed alle situazioni.

Gli studi più recenti hanno evidenziato cinque dimensioni della personalità, l'apertura mentale, l'estroversione, la socievolezza, la coscienziosità e la stabilità emotiva. Secondo la psicologia positiva tali dimensioni favoriscono e facilitano lo sviluppo di personalità più adeguate ad affrontare e risolvere le difficoltà che la vita ci sottopone e le problematiche sociali emergenti a cui dare risposta.