401762_227946363951340_100002079343949_523479_1283130515_nokIl termine "Experiencing" fa riferimento a ciò che puoi sentire nel tuo corpo proprio adesso mentre stai leggendo questo articolo.

Gli esseri umani possiedono corpi che vivono in situazioni ambientali, non soltanto in uno spazio fisico.Una minima buona notizia nella posta riguardo a una situazione per la quale sei preoccupato, cambia il tuo corpo.

Hai vissuto quella determinata interazione, anche se l'altra persona si trova in un'altra parte del mondo. Questo succede anche quando qualcuno improvvisamente comprende qualcosa che hai cercato di dirgli. Senti il sollievo nel corpo quando l'altro comprende.

"Experiencing" non é né del tutto "dentro" di te, né del tutto "lì fuori". Le attività umane sono allo stesso tempo corporee e ambientali. Camminare implica il suolo ed il corpo.In un certo senso, camminare è il suolo ed è il tuo corpo, i muscoli delle tue gambe implicano la contropressione del suolo. Respirare è l'aria ed è i tuoi polmoni, se non c'é aria, il respirare s'interrompe e alla fine la struttura corporea si disintegra.

Gli organismi viventi non possono continuare ad esistere a prescindere dall'attività. Quando prestiamo attenzione al nostro "experiencing" corporeo, troviamo che ha in sé la complessità di come stiamo vivendo con gli altri. Al principio questa é una sensazione totale non chiara nel tuo corpo, che ancora non ha parole o parti, ma che si percepisce del tutto distintamente.

Adesso fermati per un minuto e presta attenzione all'intera sensazione dell'amicizia con una persona di cui ti piace la compagnia. Produce una sensazione precisa, ancora prima che tu abbia pensato qualsiasi parola. Adesso senti la tua relazione con qualcuno con cui hai delle difficoltà. Di nuovo, hai una sensazione chiara, ma differente dalla precedente. Questa sensazione vaga é una trama intricata di storia passata, significati attuali, l'altra persona, l'ambiente fisico, la relazione e molto di più. Tutto ciò é implicitamente presente.

Questa sensazione corporea non é come un crampo muscolare, ma é la maniera in cui il tuo corpo vive in una situazione. Questo é quello che viene chiamata " felt sense"(sensazione sentita). Non é né soltanto pensiero, né emozione. Fa riferimento a significati percepiti nel corpo.

Il vivere implica una sequenza altamente ordinata di specifici passi successivi. Nella digestione, mangiare implica la saliva in bocca, che implica i succhi gastrici nello stomaco, che implica l'assorbimento di nutrienti nel sangue, che implica l'eliminazione di tossine e rifiuti. Se gli eventi che sono impliciti non hanno luogo, questo ordine tanto raffinato viene distrutto. Abbiamo un problema.

Allo stesso modo il nostro "experiencing" sentito ha impliciti i passi successivi delle nostre interazioni.Quando una interazione necessaria viene a mancare e la sequenza implicita non può avere luogo, il corpo continua ad avere implicita la sua fase vitale successiva. A volte, possiamo da soli trovare la soluzione per cambiare la situazione. Se non ci riusciamo, abbiamo probabilmente bisogno di una nuova interazione grazie alla quale il nostro processo vitale possa progredire.

Poiché l'experiencing di una persona comprende linguaggio, cultura, altri esseri umani, simboli, sogni, azioni, comportamenti interpersonali, ognuna di queste strade può far avanzare un processo bloccato. É per questo che differenti modalità di intervento esperienziale possono essere efficaci.

Quando un processo é bloccato, la persona va avanti in qualunque modo gli sia ancora possibile, ma spesso con un senso di costrizione e sofferenza. Quando ciò che é implicito può finalmente compiersi, questo si percepisce come un sollievo nel corpo.Tale sollievo per il corpo viene chiamato "felt shift"(cambiamento sentito). Grazie a molti di questi piccoli cambiamenti, la vita cambia.

Emozioni di memoria

Pubblicato in Sviluppo Personale
Domenica 04 Marzo 2012 22:54

norvegia_strage

Il cervello conserva il significato emotivo delle esperienze e questo ricordo, che può durare anche molti anni, condiziona tutta la nostra vita.

Marcel Proust, all'inizio del Novecento, era stato fra i primi ad intuirlo. Un secolo più tardi quell'idea è stata confermata dalla scienza: i ricordi sono fatti anche di emozioni, che generando cascate di pensieri, condizionano il nostro sentire e programmano i comportamenti futuri. Il grande scrittore francese lo suggeriva in un celebre episodio di Alla ricerca del tempo perduto, in cui il sapore e l'odore di una madeleine, un dolcetto tipico del Nord della Francia, scatenavano nel protagonista intensi ricordi dell'infanzia.

Lo studio scientifico, invece, è opera di Benedetto Sacchetti e Tiziana Sacco, dell'Istituto Nazionale di Neuroscienze di Torino, che dopo aver chiaritoche alcune aree della corteccia cerebrale permettono di richiamare alla mente l'emozione che ha accompagnato un episodio importante del passato,stanno ora analizzando più nel dettaglio queste zone, anche per capire come la memoria emotiva condiziona ciò che siamo e facciamo.

Esiste quindi una "memoria emotiva" specifica per le emozioni?
Gli studi che abbiamo condotto ci fanno ipotizzare che in alcune aree della corteccia cerebrale, le cortecce cerebrali di ordine superiore, sia depositato il significato emotivo delle esperienze passate. Per esempio, se abbiamo subito un'aggressione, queste regioni permettono di associare la paura alla voce di chi ci ha fatto del male, oppure ad altre sue caratteristiche, anche a distanza di anni.

I ricordi emotivamente salienti tendono a persistere nel tempo anche per tutta la vita. Sono un aspetto cruciale della nostra esistenza e sono in grado di influenzare le nostre decisioni ed azioni future.

In che modo?
Per ora sappiamo che le aree che riteniamo responsabili della conservazione dei ricordi emotivi sono collegate anatomicamente sia alle zone della corteccia che elaborano gli stimoli sensoriali sia alle strutture coinvolte nell'elaborazione delle emozioni, come l'amigdala e il nucleo accumbens.

L'attività di questa rete, nel suo complesso, condiziona i nostri comportamenti.

La ricerca sembra gettare un ponte fra la neurobiologia che si studia nei laboratori e la psicologia...

Si, in effetti ci permette di andare oltre quel che si sa sul rapporto fra la mente, intesa come insieme di attitudini e comportamenti, ed il cervello, nella sua struttura biologica. La nostra ipotesi potrebbe anche aprire nuovi scenari nella conoscenza di malattie quali le fobie o il disturbo post traumatico da stress.

In entrambi i casi, infatti, uno stimolo che normalmente non è associato a nessun malessere particolare suscita invece ansia o terrore. Questa errata associazione è spesso frutto di un'esperienza traumatica, il cui ricordo potrebbe risiedere proprio nelle zone cerebrali che stiamo studiando.

Siamo però ancora in una fase molto iniziale ed è presto per poter pensare che questi studi ci portino anche a terapie più efficaci.

Anche perchè una terapia di questo tipo implicherebbe una manipolazione della memoria. Ci sono aspetti etici da considerare...

I vincoli etici sono tanti. Per esempio, modificare un ricordo individuale potrebbe far perdere informazioni importanti dal punto di vista giuridico: si pensi al caso del testimone di un delitto o alla vittima di uno stupro.

Sarebbe problematico se non riuscissero più a ricordare con precisione che cosa è accaduto.

E poi c'è un secondo aspetto: i ricordi dei singoli servono anche a costruire la memoria storica collettiva.

Se perdessimo le testimonianze di eventi come l'Olocausto, non saremmo più in grado di rilevare la gravitàdi quanto è accaduto e di imparare dagli errori passati.

attivitaL'intersoggettività risulta essere uno degli argomenti più dibattuti all'interno di varie discipline inerenti le scienze cognitive quali le neuroscienze, la psicologia cognitiva e dello sviluppo, la filosofia della mente e l'apprendimento degli adulti che hanno rivolto la propria attenzione alle diverse modalità di instaurazione delle relazioni interpersonali.

L'empatia, l'emulazione ed il mentalismo, manifestano, tra gli altri, differenti livelli e modalità di interazione attraverso i quali diversi individui stabiliscono vincoli reciproci dotati di significati comuni. Per tale motivo queste modalità di interazione vengono utilizzate per categorizzare i modi ed i livelli delle relazioni intersoggettive.

pauseE' LI' sulla punta della lingua, ma non viene fuori. E mentre si cerca la parola giusta, tentando magari di insegnare ad un bambino piccolo una cosa nuova, capita di interrompersi, di fare pause nel discorso, di esitare. Niente paura. Quegli "mmmh" e "eeeh" non confondono il piccolo, né gli forniscono un cattivo esempio. Anzi, sono pause che lo aiutano ad imparare a parlare ancora meglio.

Parola del Baby Lab dell'università di Rochester 1, negli Stati Uniti, una sezione dell'ateneo specializzata nelle prime fasi dello sviluppo umano, all'interno del dipartimento di scienze cognitive. I cui ricercatori, in un esperimento condotto in laboratorio su bambini dai 18 ai 30 mesi, hanno osservato proprio questo: le esitazioni, gli stop, spesso del tutto involontari, di mamma e papà quando parlano ai piccoli, danno loro un segnale preciso che sta per arrivare una nuova informazione, risvegliando così la loro attenzione. Se, quindi, mentre si è allo zoo con la propria figlia di due anni, per insegnarle i nomi degli animali, si indica la giraffa, dicendo "Guarda, ecco la.... mmmm... giraffa", non si fa che allertare la bambina che quella parola che tarda ad arrivare è un concetto nuovo, su cui focalizzarsi. E verso i due anni di età, i piccoli sono in grado di utilizzare al meglio questo tipo di "aiuto" linguistico.

scelta2Ogni giorno ci troviamo di fronte alla necessità di prendere delle decisioni, di scegliere. La vita è fatta di scelte, da 'quale film vediamo stasera?', 'dove andiamo a cena?' ad 'a quale facoltà mi iscrivo?' o 'quale casa scelgo?'. Che lo vogliamo o no tutti i giorni, ogni istante, siamo chiamati ad operare delle scelte che determineranno poi le nostre azioni e così il nostro futuro, che in qualche modo di-segneranno la nostra vita.

I principi della comunicazione

Pubblicato in Relazioni
Giovedì 10 Marzo 2011 07:00

comunicationCosa s'intende per "comunicare?" Che cos'è la comunicazione?
Possiamo considerare la comunicazione come una compagna di vita che ci accompagna in ogni istante della nostra esistenza: tramite essa trasmettiamo messaggi, recepiamo informazioni, interpretiamo gli eventi, "ascoltiamo" le nostre sensazioni trasformandole poi in azioni e determinando così delle reazioni. In altre parole, la comunicazione è quello strumento che ci consente d'interagire con il mondo, con le persone e soprattutto con noi stessi: non è possibile, dunque, prescindere da essa.

Ciò che è importante sottolineare, però, è che se la comunicazione è un elemento comune a tutti noi, il suo risultato potrebbe variare: ciò dipende da come trasmettiamo i messaggi, da come essi vengono percepiti ed interpretati e soprattutto dal tipo di sintonia che instauriamo con i nostri interlocutori. E' bene tenere presente questa affermazione se vogliamo conseguire una comunicazione efficace che ci consenta, nel processo interattivo, di perseguire i nostri obiettivi.

reframingEsiste un atteggiamento alquanto contagioso che ci porta ad interpretare molte cose che ci accadono sotto una luce negativa. In qualche modo siamo stati influenzati dall'idea che le persone più intelligenti siano quelle furbe, e che i furbi sono quelli che non si fanno fregare, ma piuttosto danno delle fregature agli altri. Per cui investiamo un'enorme quantità di tempo a guardare fatti e persone con sospetto, cercando ovunque furbizie e fregature.

Uno spreco di energia che non produce nulla di costruttivo, un investimento senza alcun ritorno.