braccia-incrociateSe secondo gli psicologi tenere le braccia incrociate è un modo per mantenersi sulla difensiva, per mantenere le distanze, per indicare un broncio o ancora per trasmettere la propria potenza o il proprio carisma, pare che tenerle strette al petto possa anche ridurre la percezione del dolore del 3%. E' quanto sostiene uno studio, svolto dai ricercatori dell'Università degli Studi Milano-Bicocca e dell'University College di Londra e pubblicato sulla rivista "Pain".

2 tecniche per smascherare un bugiardo

Pubblicato in Relazioni
Mercoledì 11 Maggio 2011 09:11

pinocchio_01aQueste tecniche sono applicabili in qualsiasi momento, quando sospettate che il vostro interlocutore vi stia raccontando una balla, a quel punto potrete usare una di queste, oppure tutte e due insieme. 9 volte su 10 grazie ad esse verrà fuori un indizio rivelatore, in questo modo sarete sicuri che ci sia qualcosa che non quadra.

Cominciamo con la prima: E' risaputo che mentire è un compito molto arduo che richiede uno sforzo. Ora lo sforzo può essere minimo, per i bugiardi patologici che vivono di menzogne, oppure eccessivo, per chi non è abituato a mentire oppure è proprio negato.
In ogni caso, salvo particolari eccezioni,l'atto di mentire impegna gran parte delle funzioni cerebrali, questo perché bisogna monitorare tutta la comunicazione costantemente per evitare di contraddirsi da soli oppure farsi sfuggire qualche cosa.

pauseE' LI' sulla punta della lingua, ma non viene fuori. E mentre si cerca la parola giusta, tentando magari di insegnare ad un bambino piccolo una cosa nuova, capita di interrompersi, di fare pause nel discorso, di esitare. Niente paura. Quegli "mmmh" e "eeeh" non confondono il piccolo, né gli forniscono un cattivo esempio. Anzi, sono pause che lo aiutano ad imparare a parlare ancora meglio.

Parola del Baby Lab dell'università di Rochester 1, negli Stati Uniti, una sezione dell'ateneo specializzata nelle prime fasi dello sviluppo umano, all'interno del dipartimento di scienze cognitive. I cui ricercatori, in un esperimento condotto in laboratorio su bambini dai 18 ai 30 mesi, hanno osservato proprio questo: le esitazioni, gli stop, spesso del tutto involontari, di mamma e papà quando parlano ai piccoli, danno loro un segnale preciso che sta per arrivare una nuova informazione, risvegliando così la loro attenzione. Se, quindi, mentre si è allo zoo con la propria figlia di due anni, per insegnarle i nomi degli animali, si indica la giraffa, dicendo "Guarda, ecco la.... mmmm... giraffa", non si fa che allertare la bambina che quella parola che tarda ad arrivare è un concetto nuovo, su cui focalizzarsi. E verso i due anni di età, i piccoli sono in grado di utilizzare al meglio questo tipo di "aiuto" linguistico.

Usare lo spazio

Pubblicato in Apprendimento
Lunedì 04 Aprile 2011 06:29

speechSe si ripetono sempre gli stessi gesti in modo evidente mentre si sta in uno stesso angolo del palcoscenico o nell'area dalla quale si parla, le persone del pubblico creano una connessione tra la tua posizione e quei gesti. Per esempio, se ti siedi solo quando vuoi raccontare degli aneddoti è implicito che, quando ti vedrà seduto, il pubblico saprà cosa aspettarsi: "Ah, ora ci racconta qualcosa."
Questo è un altro esempio della generalizzazione delle esperienze.

Poiché questa cosa accadrà sia che le persone ne siano consce oppure no, saprai sempre creare degli stati appropriati nel gruppo per far sì che il pubblico sia pronto per quello che viene dopo, senza bisogno di comunicarglielo.