
Le competenze che un coach deve essere in grado di possedere oltre a essere di carattere strettamente tecnico, linguistico, di processo, sono anche di carattere emotivo e di sviluppo personale.
Questo prevede che una persona interessata ad intraprendere la professione del coaching, con la responsabilità che questo tipo di attività prevede, deve aver maturato prima di tutto una sana relazione con se stesso.
Com'è possibile infatti gestire una relazione di supporto con un’altra persona quando abbiamo ancora dei problemi significativi nei rapporti con noi stessi? Se una persona ha delle difficoltà a percepirsi in modo soddisfacente ed a dare un significato profondo e positivo alla propria esperienza di vita, potrà portare, sia consapevolmente che inconsapevolmente, dei contributi inadeguati e delle influenze all'interno della relazione di coaching.
Una persona che voglia intraprendere la professione di coach, deve aver consolidato un equilibrio interno solido, ed aver integrato gli strumenti che le permettono di gestire variazioni e stimoli sia di natura interna che esterna per mantenerlo al livello ottimale. Ciò è frutto di un'evoluzione e maturazione personale che richiedono tempo. Lo stesso corso per diventare coach professionisti è un percorso di sviluppo personale e deve fornire stimoli e strumenti per aumentare l'autoconsapevolezza e la presenza del coach nella relazione di coaching.
Un coach, anche nei momenti più sfidanti della propria vita, deve essere in grado di ritrovare rapidamente un allineamento ed una centratura necessari per svolgere efficacemente il proprio mestiere. Per questo il ricevere supervisione, l'aggiornamento continuo, lo studio e lo sviluppo sono elementi fondamentali per esprimere in maniera consistente un coaching di qualità.
In una relazione di coaching infatti esistono, come in ogni tipo di comunicazione, due livelli distinti: una di contenuto ed una di relazione. Immaginiamo che insieme al contenuto esplicito di una domanda o di un’intuizione da parte del coach ci sia anche nella relazione una comunicazione implicita, (senza cioè che venga espressa verbalmente ma riconoscibile attraverso indicatori paraverbali, come la prosodia ed il tono di voce, e non verbali come la postura, i gesti , la mimica facciale) del tipo: “Io ti conosco meglio di quanto ti conosci tu stesso!” oppure in modo aggressivo “ti ho scoperto!” o “Io so e tu non sai” “Io ho capito come stanno le cose e tu non...”.
Questi messaggi, che comunque arrivano forti e chiari all’altro, sono dannosi perché nascono con tutta evidenza dal bisogno da parte del coach di soddisfare un'esigenza personale che soddisfa attraverso una dimostrazione di potere nella relazione di coaching.
Questo atteggiamento impedisce l’emergere delle sue risorse personali del cliente, anziché valorizzarle , obiettivo fondamentale del coach. Oltre a violare la deontologia professionale, il coach con queste dinamiche porta il cliente a chiudersi, nascondersi, accontentarsi.
La competenza del coach nella relazione di coaching viene dimostrata nel saper mettere da parte il proprio sé, le proprie convinzioni, valori e bisogni personali per accogliere l’altro senza pregiudizi; questo può essere realizzato da una persona consapevole delle proprie dinamiche personali e che non abbia bisogno né di difendersi né di attaccare, né di manipolare all'interno di una relazione interpersonale.
Riconoscere un professionista serio e capace è fondamentale per una persona che si vuole avvicinare ad un percorso di coaching.
Avendo a mente questi presupposti base; un primo colloquio conoscitivo può essere più che sufficiente per comprendere se ci troviamo di fronte ad un che abbia integrato i valori di equilibrio ed autoconsapevolezza oltre alla deontologia ed alla tecnica professionale:
l’attenzione che ci presta, la qualità dell’ascolto, lo sguardo attento ed acritico, gli atteggiamenti non verbali aperti e rispettosi, la sagacia e delicatezza delle puntuali domande di approfondimento, il linguaggio diretto e comprensibile, la positività che infonde sono dei segni evidenti per riconoscere il tipo di professionista che abbiamo di fronte.

Il metodo STEPPPA
Introdotto da Angus McLeod e descritto nel libro Performance Coaching, questo metodo suddivide il processo di coaching in 7 passi . Il nome, come spesso accade per questo tipo di strumenti, è un acronimo dal seguente significato:
Subject (soggetto del processo o della sessione)
Target (obiettivo)
Emotions (emozioni)
Perception (percezione)
Plan (pianificazione)
Pace (allineamento alla realtà della strategia)
Adjust or Act (affinamento od azione)
Descriviamo più approfonditamente ciascun punto.
SUBJECT
Il soggetto della conversazione di coaching è ciò che la/il coachee portano nel processo di coaching o nella sessione, includendo una varietà di elementi ed argomenti di cui verificare l'aderenza al contratto stipulato ed il contesto in cui si sta erogando il coaching. La/il coach supporterà la/il cliente a mettere giù gli elementi rilevanti arricchendone la comprensione del soggetto all'interno della cornice di riferimento del processo.
TARGET IDENTIFICATION
All'interno del soggetto trattato nel primo punto, c'è l'obiettivo che la/il coachee vuole raggiungere: in questa fase si verifica se questo sia realistico per la/il cliente per lle sue possibilità e se esistano le motivazioni per ottenerlo. Responsabilità della/del coach sarà quella di elicitare tutti gli elementi per la formulazione di un obiettivo ben formato (vedi SMART) avendo cura di individuare eventuali bisogni e obiettivi inespressi per farli emergere in questa fase o nelle successive di Perception e Plan.
EMOTION
Questa fase è finalizzata all'identificazione delle emozioni, espresse e non. È dedicato particolare rilievo a questo aspetto in quanto le emozioni sono considerate tra i più forti elementi di motivazione e demotivazione.
La comprensione della relazione fra l'obiettivo e le emozioni provate dalla/dal coachee, sia rispetto alla situazione attuale sia a quella finale, fornisce utili informazioni ed elementi di consapevolezza rispetto ad un possibile piano d'azione. Le emozioni che emergeranno nel processo saranno fonte di stimolo di risposte emozionali anche della/del coach, che dovrà essere in grado di riconoscerle e gestire. Per questo risultano indispensabili nella formazione professionale di ogni coach professionista e nel mantenimento di uno elevato standard di qualità, pratiche di supervisione, mentoring e sviluppo personale.
PERCEPTION and CHOICE
La finalità di questa fase è quella di aumentare la percezione consapevole di ciò che la/il coachee porta nel processo di coaching in termini di soggetto, obiettivi, argomenti. Le domande, anche sfidanti, sono gli strumenti di riferimento in questo passo. Particolare importanza è data alla gestione delle pause, per lasciare spazio alla/al coachee di far emergere le proprie riflessioni e consapevolezze.
Attraverso di esse si creeranno una maggiore focalizzazione sull'obiettivo e nuovi spazi di scelta, permettendo alla/al coachee di selezionare quelli più adatti al proprio modo di essere od al contesto in cui è inserita/o, ad esempio l'azienda o l'organizzazione in cui si trova ad operare. In alcuni casi è necessario un apprendimento di natura esperienziale per aumentare la prospettiva di analisi. In ogni caso, comunque, la/il coach dovranno essere focalizzati su ciò che la/il coachee porta nel processo di coaching, lasciando fuori dal processo il proprio giudizio. Un esempio è l'evitare qualunque tipo di influenza o di supporto nel far generare nuove soluzioni qualora le precedenti fossero giudicate inadeguate secondo un proprio punto di vista personale.
PLAN & PACE
Il piano che porta al risultato è considerato un processo anziché semplicemente una serie di scelte. Nel caso ci fosse un'elevata motivazione ad agire, la/il coach supporterà la/il cliente a riflettere sulle conseguenze delle azioni, la presenza di rischi, vantaggi e l'allineamento con ciò che è adeguato sia ai suoi valori personali, che a quelli del contesto dove si trova ad operare.
La parte di allineamento indicata con Pace fa riferimento alla creazione di una tempificazione del piano attraverso l'indicazione di punti di controllo specifici (milestones). Utilizzando una linea del tempo si può gestire questo aspetto unitamente alla pianificazione.
New entry a PNL in Pratica! 47 anni di Tropea, Roberto Salvi scopre il mondo della PNL nel 2001. Affascinato dalla figura di Richard Bandler, lo segue in giro per il mondo frequentando tutti i suoi corsi e seminari ottenendo così il titolo di Licensed Nlp Trainer e Licensed Nlp Coach. Per diffondere e mettere in pratica il pensiero e le tecnologie del co-fondatore della Pnl, fonda l'Nlp Institute Espandi, uno dei pochi in Italia riconosciuti dalla Nlp Society.
Amo considerarmi un ricercatore delle potenzialità umane. Sin dall'età di 13 anni cominciai ad interessarmi ai meccanismi della comunicazione persuasiva e del miglioramento personale.
A volte quando nominiamo il nome della nostra azienda alcune persone sorridono pensando che siamo un po' montati o che vogliamo "fa gli ammerricani".
Noi siamo convinti che siamo tutti Extraordinary e che il nostro compito di Coach, Trainer, Leader, Genitore, Amico, Fratello ecc. sia quello di tirare fuori l'uno con l'altro quell'extra. I Cavalieri della Tavola Rotonda si sedevano attorno a un tavolo rotondo, dove c'era inciso "nel servirci l'un l'altro ci rendiamo liberi".
Circa quindici anni fa, durante un corso di formazione negli Stati Uniti, mi parlarono di Jack La Lanne . Allora aveva circa 80 anni e a guardarlo sembrava un signorotto piuttosto in forma di, si e no, una sessantina di anni. Io al tempo ero in procinto di fare un cambiamento molto importante nella mia vita: diventare vegetariano.
Come spesso accade, il suo esempio arrivò al momento giusto per contribuire definitivamente alla mia decisione. Ricordo che dissi a me stesso: vorrei arrivare anche io ad essere così a 80 anni.
In questo momento mi trovo a Londra con Richard Bandler e John La Valle per il PNL Practitioner e il PNL Master Practitioner. Ogni tanto c'è qualcuno che mi chiede "perché continui ad andare in giro per l'Europa e gli Stati Uniti ad assistere agli stessi corsi?" E io sono solito rispondere "innanzitutto perché non sono gli stessi corsi e poi perché ho ancora tanto da imparare da quei signori lì!" Quando impari piccoli dettagli che fanno un'enorme differenza nel tuo lavoro e nella tua vita, sai che ne vale la pena!
