Con le storie di "Le mille e una notte" Sharazad si salva la vita: ne racconta una ogni sera al Re che voleva ucciderla, rimandando il finale al giorno dopo, così che lui, pur di ascoltarla, rapito dalla narrazione, la grazia per mille e una notte, fino ad innamorarsi di lei.
Raccontate a voce, narrate nei libri, rappresentate a teatro o nei film, rimaniamo tutti affascinati dalle storie.Come il linguaggio, il misticismo, la musica, il raccontare storie è proprio degli esseri umani di qualsiasi cultura.Gran parte del nostro pensiero cosciente ha la forma di un racconto interno, nel quale cerchiamo di capire noi stessi e le nostre azioni.
Raccontiamo storie per dare un senso al mondo, per comunicare ed influenzare gli altri. Il neuroscienziato Michael Gazzaniga, della Università della California, ha dimostrato che il nostro emisfero sinistro è specializzato per interpretare sentimenti, azioni ed esperienze in forma narrativa, e che ciò consente di dare una continuità alla propria identità.
Inoltre, utilizziamo la narrazione per conciliare i nostri pensieri consci ed inconsci, come, ad esempio, quando facciamo scelte impulsive, basate su un ragionamento subconscio e poi ci raccontiamo storie per giustificarle e razionalizzarle. Ma non basta, ci raccontiamo storie anche per sperimentare idee ed immaginare scenari futuri, come prevedere cosa potrebbe accadere in conseguenza di una serie di comportamenti.
Raccontare le nostre storie ci permette di organizzare i pensieri, di formulare un immagine di ciò che siamo e facciamo, di dare un senso a noi stessi. Inoltre accogliamo quelle altrui come se fossimo noi i protagonisti.
Uri Hasson, della Università di Princeton, ha riscontrato che l'attività cerebrale di chi ascolta una storia si sincronizza con quella di chi la racconta. Il nostro cervello ci permette di sperimentare la finzione come se fosse realtà.
In una ricerca condotta da Dean Mobbs, del Medical Research Council di Cambridge, in collaborazione con il CNR di Cosenza, si è osservato, con la risonanza magnetica funzionale, che quando ci immedesimiamo in un personaggio di una qualsiasi storia, si attivano le stesse aree cerebrali coinvolte quando viviamo realmente quell'esperienza in prima persona.
"Perdersi" nelle storie ci consente di allontanarci dall'autoriflessione, ma c'è di più, le storie aumentano il livello di ossitocina, un ormone associato al rilascio di neurotrasmettitori come dopamina e serotonina, connessi alle ricompense, al piacere ed alla sensazione di benessere.
Risulta naturale, quindi, come il saper raccontare bene anche un problema o un progetto futuro consenta di facilitare la ricerca e la scoperta di più soluzioni o una visione condivisa, generando una accelerazione verso qualsiasi obiettivo fosse esplicitato nel racconto.

Il cervello conserva il significato emotivo delle esperienze e questo ricordo, che può durare anche molti anni, condiziona tutta la nostra vita.
Marcel Proust, all'inizio del Novecento, era stato fra i primi ad intuirlo. Un secolo più tardi quell'idea è stata confermata dalla scienza: i ricordi sono fatti anche di emozioni, che generando cascate di pensieri, condizionano il nostro sentire e programmano i comportamenti futuri. Il grande scrittore francese lo suggeriva in un celebre episodio di Alla ricerca del tempo perduto, in cui il sapore e l'odore di una madeleine, un dolcetto tipico del Nord della Francia, scatenavano nel protagonista intensi ricordi dell'infanzia.
Lo studio scientifico, invece, è opera di Benedetto Sacchetti e Tiziana Sacco, dell'Istituto Nazionale di Neuroscienze di Torino, che dopo aver chiaritoche alcune aree della corteccia cerebrale permettono di richiamare alla mente l'emozione che ha accompagnato un episodio importante del passato,stanno ora analizzando più nel dettaglio queste zone, anche per capire come la memoria emotiva condiziona ciò che siamo e facciamo.
Esiste quindi una "memoria emotiva" specifica per le emozioni?
Gli studi che abbiamo condotto ci fanno ipotizzare che in alcune aree della corteccia cerebrale, le cortecce cerebrali di ordine superiore, sia depositato il significato emotivo delle esperienze passate. Per esempio, se abbiamo subito un'aggressione, queste regioni permettono di associare la paura alla voce di chi ci ha fatto del male, oppure ad altre sue caratteristiche, anche a distanza di anni.
I ricordi emotivamente salienti tendono a persistere nel tempo anche per tutta la vita. Sono un aspetto cruciale della nostra esistenza e sono in grado di influenzare le nostre decisioni ed azioni future.
In che modo?
Per ora sappiamo che le aree che riteniamo responsabili della conservazione dei ricordi emotivi sono collegate anatomicamente sia alle zone della corteccia che elaborano gli stimoli sensoriali sia alle strutture coinvolte nell'elaborazione delle emozioni, come l'amigdala e il nucleo accumbens.
L'attività di questa rete, nel suo complesso, condiziona i nostri comportamenti.
La ricerca sembra gettare un ponte fra la neurobiologia che si studia nei laboratori e la psicologia...
Si, in effetti ci permette di andare oltre quel che si sa sul rapporto fra la mente, intesa come insieme di attitudini e comportamenti, ed il cervello, nella sua struttura biologica. La nostra ipotesi potrebbe anche aprire nuovi scenari nella conoscenza di malattie quali le fobie o il disturbo post traumatico da stress.
In entrambi i casi, infatti, uno stimolo che normalmente non è associato a nessun malessere particolare suscita invece ansia o terrore. Questa errata associazione è spesso frutto di un'esperienza traumatica, il cui ricordo potrebbe risiedere proprio nelle zone cerebrali che stiamo studiando.
Siamo però ancora in una fase molto iniziale ed è presto per poter pensare che questi studi ci portino anche a terapie più efficaci.
Anche perchè una terapia di questo tipo implicherebbe una manipolazione della memoria. Ci sono aspetti etici da considerare...
I vincoli etici sono tanti. Per esempio, modificare un ricordo individuale potrebbe far perdere informazioni importanti dal punto di vista giuridico: si pensi al caso del testimone di un delitto o alla vittima di uno stupro.
Sarebbe problematico se non riuscissero più a ricordare con precisione che cosa è accaduto.
E poi c'è un secondo aspetto: i ricordi dei singoli servono anche a costruire la memoria storica collettiva.
Se perdessimo le testimonianze di eventi come l'Olocausto, non saremmo più in grado di rilevare la gravitàdi quanto è accaduto e di imparare dagli errori passati.
Per decidere è meglio ascoltare la testa o il cuore?
Chi sceglie la ragione crede nelle capacità più evolute del cervello, ma a volte sbaglia. Le emozioni guidano molte nostre scelte.
Molti studi e ricerche fin dagli anni ottanta hanno dimostrato che una persona affetta da tumore cerebrale, non avendo la possibilità di far dialogare la corteccia con i sentimenti, diventa totalmente privo della capacità di prendere decisioni e quindi non saprà più scegliere che cosa mangiare o come vestirsi. Anche le operazioni più banali diventano difficoltà insormontabili.
Miliardi di connessioni sinaptiche e decine di neurotrasmettitori, mediatori chimici che veicolano informazioni fra le cellule nervose, permettono al nostro cervello di immagazzinare una quantità incalcolabile di informazioni alle quali fare ricorso ogni volta che sia necessario valutare una data situazione ed agire di conseguenza.
Se le informazioni mancano o non sono reperibili le probabilità di compiere una scelta sbagliata o di non compierla affatto sono elevate, in quanto il cervello non possiede termini di paragone né strumenti alternativi atti ad esprimere una consapevole decisione.
Le reti emotive dialogano costantemente con le reti razionali ma è grazie alle emozioni che sviluppiamo in modo particolare alcuni nostri talenti. In una situazione di pericolo o negli sport in cui è richiesta una alta velocità di risposta al contesto dinamico, prendere la giusta decisione o addirittura anticiparla, può segnare il confine tra la vita e la morte o tra una vittoria ed una sconfitta.
Un battitore di baseball ha meno di 5 millisecondi per decifrare un lancio e decidere come rispondere ma non esiste nessuno che riesca a pensare in così breve tempo. Eppure esistono ottimi battitori.
In condizioni ottimali un uomo impiega circa 150 millisecondi per rispondere ad uno stimolo sensoriale. Quindi al battitore per colpire la palla non rimane che attenersi all'esperienza: il cervello, infatti, in modo inconscio, ingloba tanti piccoli indizi prima ancora che la palla prenda il volo per seguire la sua traiettoria e fornisce all'apparato muscolare le indicazioni per reagire in maniera adeguata.
"Ecco perchè l'allenamento, l'apprendimento e la pratica sono essenziali: i neuroni emotivi non sono spettatori passivi ma commettono errori, sono colti di sorpresa, osservano, ricordano e, facendolo, rimodellano di continuo i propri legami e perfezionano la mira". [Piero Paolo Battaglini]
E' più forte l'uomo o il cavallo? Una questione di cervello - 1 parte
Forse, il segreto della sopravvivenza della nostra specie sta tutto qui. Ma questa storia, che ha l'epilogo nella sfida tra l'uomo e il cavallo di questi anni, ha inizio un milione e mezzo di anni fa.Nel 2004 la prestigiosa rivista "Nature" dedica la copertina del mese di novembre ad una ricerca insolita. Si tratta dello studio di due scienziati, Dennis Bramble e Daniel Lieberman che dimostrano come l'evoluzione abbia selezionato nella nostra specie alcune caratteristiche che la rendono – unica tra i primati- specialista nella corsa di resistenza. I due ricercatori hanno individuato nel corpo umano ventisei marker morfologici che segnalano adattamenti alla corsa di resistenza.
Intelligenza e un po' di follia: ecco i segreti della mente creativa
Pittori, musicisti e inventori non sono necessariamente sempre persone eccentriche, e sicuramente non basta vestirsi e parlare "strano" per farsi chiamare artista. E' però vero che le migliori menti creative spesso appartengono a individui che hanno difficoltà a integrarsi, che in società si sentono come pesci fuor d'acqua. E i loro comportamenti poco ortodossi, il loro atteggiamento a volte asociale, sono parte integrante di ciò che li rende speciali. Se creatività ed eccentricià vanno spesso di pari passo, alcuni studiosi sostengono che entrambe possono essere il risultato del modo in cui il cervello filtra le informazioni e gli stimoli. Lo spiega in un lungo articolo pubblicato sul numero di maggio/giugno di Scientific American Mind, Shelley Carson, psicologa che insegna creatività ad Harvard ed è autrice di numerosi studi e saggi sui meccanismi alla base del funzionamento delle menti creative.
Per valutare l'eccentricità di un individuo, spiega Carson, i ricercatori usano spesso gli stessi strumenti con cui valutano il disturbo schizoide di personalità.
Roma | Convinzioni e Submodalità - 7 aprile
Cosa accade nel nostro cervello per essere più o meno convinti delle cose.
Come mai ci sono delle cose che ci convincono pienamente, ed altre che non lo fanno?
Cosa succede nel nostro cervello quando vorremmo avere alcune credenze potenzianti, ma poi ci rendiamo conte che, in realtà, non ci convincono fino in fondo...
Esiste una relazione ben precisa fra le nostre convizioni e il mondo interiore con cui le rappresentiamo.
Le submodalità sono il linguaggio con cui noi cataloghiamo le esperienze fatte, quindi il codice per cui noi rimaniamo più o meno colpiti dagli eventi della vita.
In questo laboratorio di Pnl ci eserciteremo a vedere come le submodalità influenzano le nostre convizioni, e come il cambiare la loro formula linguistica modificherà le submodalità con cui le percepiamo.
Musicoterapia con il potere della mente
Che la musica abbia proprietà misteriose, terapeutiche, è noto da tempo. Per le persone con disabilità nervose e fisiche, dar sfogo alla propria creatività suonando uno strumento può rappresentare un aiuto prezioso. Ci sono casi, però, in cui questo non è possibile, casi in cui la paralisi motoria è tale da inibire qualsiasi possibilità di interazione. Il musicista e compositore Eduardo Miranda, che insegna computer music all'Università di Plymouth, nel Regno Unito, come racconta uno studio pubblicato sulla rivista Music and Medicine, è riuscito però a risolvere il problema, mettendo a punto un sistema che permette alle persone con gravissime invalidità motorie di suonare con la mente.
La tecnica usata è quella dell'elettroencefalogramma: al paziente viene applicato un casco con degli elettrodi che registrano gli impulsi nervosi.
Il dolore fisico si batte guardandolo negli occhi
Pubblicata sulla rivista Psychological Science, la ricerca si è basata su un esperimento sensoriale che ha coinvolto 18 volontari, di cui sono state studiate le reazioni al dolore scatenato dal contatto fra un oggetto caldo e la pelle della loro mano sinistra. Gradatamente, la temperatura della sonda termica posta sulla mano dei partecipanti al test veniva aumentata e i partecipanti all'esperimento dovevano premere un pedale non appena iniziavano a sentire dolore.
Nei suoi viaggi attorno al mondo, Richard Bandler continua a scoprire nuove cose, nuove idee, nuovi modi per cambiare il proprio atteggiamento. Richard vuole insegnare e condividere tutto questo con persone come te. Non si tratta di terapia, bensì di sviluppo della personalità. E’ un processo educativo per insegnare al vostro cervello come fare meglio le cose già acquisite e scoprirne di nuove.
In altre parole: usare nuovi strumenti per la mente utilizzando il cervello in modo più efficace ed avventuroso. Non importa se voi siete Pratictioner di PNL, Master Pratictioner, Trainer o se non avete affatto una certificazione! Potrete seguire questo programma per voi stessi o per imparare nuovi metodi per aiutare il prossimo. Vieni insieme a Richard Bandler e John La Valle a provare l’esperienza del Magico, scopri con loro che c’è più Genialità, più Creatività, più Benessere, Passione e Felicità in te stesso di quanto tu non abbia mai immaginato!
Richard e John ti aiuteranno a sfruttare e combinare le tue risorse inconsce con efficaci strategie e risorse esterne.
Ti aspettano dal 1 al 6 marzo 2011 ad Orlando, California
NLP Seminars Group InternationalPO Box 424
Hopatcong, NJ 07843
973-770-3600
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