Articoli di PNL

pigsErickson mi raccontò questa storia nell’agosto del 1979, dopo che gli avevo chiesto perché avesse scelto me per scrivere la prefazione al suo libro Ipnoterapia.

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Un’estate vendevo libri per pagarmi gli studi al college.

Un giorno, verso le cinque, entrai nel recinto di una fattoria e chiesi al contadino se voleva comprare dei libri.

Mago300Dunque la magia risiede nel linguaggio che usiamo. Qualche volta la sentiamo. Altre volte la sperimentiamo direttamente. Qualcuno dice qualcosa che ci scioglie il cuore, rinnova il nostro modo di vedere, rinvigorisce le nostre motivazioni o suscita la nostra ira.

Ma magia si trova in tutto il nostro linguaggio? La magia è presente in tutte le vostre parole, frasi, storie, metafore ed espressioni linguistiche? Creiamo noi la magia che incide continuamente sulla nostra vita e su quella degli altri?

Bateson2Nel documentario «An ecology of mind» della figlia Nora lezioni e interviste sull’antropologo.

La regista «Mio padre imparava sempre, da qualunque cosa: da un cane, da un acquario...»

Nora Bateson ha girato un film su suo padre Gregory: «An Ecology of Mind». Siamo sempre in relazione con il qualcos’altro, insegna Bateson, ed è l’aspetto più critico del suo pensiero.

stress-donne1È ormai entrato nell'immaginario comune che molte patologie vanno considerate come stress-indotte o stress-dipendenti; a livello della loro genesi, infatti, specifici stimoli che inducono una risposta somatica di stress rivestono un ruolo determinante.

Inoltre, il termine "stress", viene oramai utilizzato in molteplici cambi, uscendo dall'area ingegneristica che lo coniò; ricordiamo infatti che questo termine veniva impiegato, inizialmente, per indicare la tensione a cui può essere sottoposto un materiale rigido opportunamente sollecitato.

all-blacks61Quando ti trovi di fronte al Kop [il lato dello stadio occupato dai tifosi del Liverpool, ndt.], nient’altro è necessario per caricarti psicologicamente. (Kevin Keegan)

Vi sono importanti differenze tra il riscaldamento mentale, il caricamento psicologico e l’esecuzione mentale, sebbene siano strettamente connessi fra loro.

Le attività di caricamento psicologico sono utilizzate per incrementare il livello di attivazione e dinamismo in un momento specifico o nel corso di un particolare evento; ad esse ricorrono, ad esempio, i giocatori di rugby prima dell’inizio della partita, o un pesista prima di un sollevamento.

PygmalionUno dei più importanti studiosi di Comportamento Non Verbale, Michael Birkenbhil, nel suo libro “Train The Trainer – Kleines Arbeitshandbuck fur Hausbilder und Dozenten” (1977) parla di un fenomeno definito sperimentalmente e  denominato “effetto Pigmalione”.

Prendendo in prestito la leggenda greca dello scultore Pigmalione che aveva trasferito alla sua scultura di Galatea il suo concetto di donna ideale e per questo se ne era innamorato, Birkenbhil parla di “effetto Pigmalione” ogni qual volta una persona  trasmette inconsciamente ad un’altra persona l’idea che si è fatta di lei/lui, trasmissione che avviene prevalentemente in modalità non – verbale.

image041[…] Dal mondo spettrale dei campi di concentramento Victor Frankl riferisce di un fenomeno che corrisponde alla morte vudù: nel campo di concentramento chi non riesce più a credere in un futuro, nel proprio futuro, è perduto. Con il futuro perde l'aggancio spirituale, si lascia andare interiormente e decade sia fisicamente che psichicamente. Questo accade per lo più all'improvviso sotto forma di una crisi le cui manifestazioni sono note ai prigionieri più esperti.

Di solito accade che un giorno il prigioniero in questione rimane sdraiato nella baracca e non si lascia persuadere a vestirsi, a lavarsi, o recarsi al luogo dell'appello. Niente lo scuote, niente gli fa paura - nessun invito, nessuna minaccia, nessuna percossa - tutto invano: rimane semplicemente là…

Il compagno di prigionia di Viktor Frankl, perse la voglia di vivere quando una sua profezia, manifestatesi in un sogno, non si avverò, diventando così una profezia negativa.

“Senti dottore” disse a Frankl, “ti voglio raccontare una cosa. L’altro giorno fatto un sogno strano una voce che mi ha detto che potevo desiderare qualcosa - dovevo solo dire ciò che volevo sapere che avrebbe risposto a qualsiasi domanda. E sai cosa ho chiesto? Volevo sapere quando la guerra sarebbe finita, per me. Cioè volevo sapere quando noi, quando il nostro campo sarebbe stato liberato, quando le nostre sofferenze avrebbero avuto fine.

E piano, misteriosamente, la voce mi sussurra: il 30 marzo…

Quando però fu imminente il giorno della presunta liberazione e gli Alleati erano ancora lontani del campo, per il compagno di sventure di Frankl, il detenuto F., le cose presero una piega fatale:

il 29 marzo si ammalò improvvisamente con febbre molto alta. Il 30 marzo, quindi nel giorno in cui, secondo la profezia, la guerra e la sofferenza per lui dovevano finire, F. cominciò a delirare gravemente e infine perse conoscenza… il 31 marzo morì.

Era morto di tifo petecchiale.

A Frankl, come medico, fu chiaro che il suo compagno era morto perché la grave delusione prodotta dal mancato verificarsi della liberazione puntualmente attesa aveva fatto improvvisamente calare le difese nel suo organismo contro l'infezione già latente di tifo di petecchiale. La sua fede nel futuro e la sua volontà di viverlo erano venute meno e il suo organismo aveva ceduto alla malattia. La voce che egli aveva parlato nel sogno in fin dei conti aveva avuto ragione.

Di solito ammiriamo le persone che affrontano la morte tranquillamente. Morire compostamente, con dignità, senza lamentarsi dell'inevitabile era ed è considerato nella maggior parte delle culture come espressione di saggezza e di maturità non comuni.

Tanto più sorprendenti sono quindi i risultati delle moderne ricerche sul cancro che rivelano come il tasso di mortalità sia più alto in quelle persone che si preparano alla morte in modo maturo e disincantato o che, come il prigioniero F., per qualche motivo cadono vittima di una profezia che si autodetermina.

Quei malati invece che si aggrappano in modo apparentemente assurdo, irragionevole e immaturo alla vita, o che pensano semplicemente di non “potere” o di non “avere il diritto” di morire, perché hanno ancora un compito importante assolvere o devono provvedere loro parenti, hanno delle prognosi molto più fauste.


[tratto dal libro: "La Realtà Inventata" - Paul Watzlawick]

pinocchio“Se la menzogna, come la verità, avesse una sola faccia, saremmo in condizioni migliori, perché prenderemmo per certo l’opposto di ciò che il mentitore ha detto. Ma l’inverso della verità ha centomila forme ed un campo illimitato.” (Montaigne – Essais)

Secondo la classificazione effettuata da Paul Ekman, le emozioni che proviamo si trasformano in espressioni del viso, attraverso la contrazione involontaria dei 49 muscoli facciali e del collo (definiti successivamente AU – Action Unit). Da questi  muscoli, si originano 6 espressioni fondamentali: rabbia, disgusto/disprezzo, sorpresa, paura, felicità, tristezza.

afeastforears_0Il ... si è tenuto questo nuovo ed interessante convegno sull'approccio ericksoniano alla psicoterapia.

Non tutti hanno la possibilità di viaggiare così lontano ed affrontare spese per partecipare a questo evento e così è stato pensato di riprendere i contenuti del convegno in una serie di DVD completi di tutto ciò che è accaduto!

Più di 270 ore di audio solo per veri appassionati e/o professionisti del settore che vogliono vivere attraverso le proprie orecchie, i nuovi orizzonti delle ricerche e dei temi che proseguono sulla base dell'approccio innovativo del grande Milton Erickson.

A feast for the ears!

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sinestesiaPercepire il profumo di un un'immagine, vedere il colore di una nota o di un accordo musicale; non soltanto espedienti retorici ad uso e consumo di poeti, ma anche un fenomeno in cui alla stimolazione di un determinato senso corrisponde l'attivazione spontanea di una diversa sfera sensoriale, in una contaminazione tra emozioni e sensazioni che, da anni, è un vero e proprio enigma per gli studiosi. 
Sì, perché la sinestesia ( in greco, synaisthànomai, «percepisco assieme») si presenta come caratteristica psicologica in una percentuale di individui che oscilla tra il 2 ed il 4% della popolazione totale, con una componente genetica evidenziata dal fatto che il 40% dei sinestetici ha un membro della famiglia che presenta la medesima peculiarità: ragion per cui oggetto di numerosi studi negli ultimi anni è stata l'indagine delle cause fisiologiche celate dietro questo sorprendente «talento» e dei motivi per cui tale carattere non sia stato eliminato dal patrimonio genetico nel corso dell'evoluzione, ma venga ancora trasmesso ed ereditato.
Colori, parole e sensazioni – La complessità del nostro organismo fa in modo che i sensi, seppur autonomi tra loro, collaborino ed interagiscano, talvolta anche fornendo un aiuto al meccanismo che fissa i ricordi nella nostra mente (in alcuni casi di emozioni particolarmente forti può bastare un odore per rammentare, in maniera immediata ed automatica, le immagini associate a quel determinato stimolo) dando vita proprio ad una sinestesia che rende la memoria più salda e duratura, attenta a dettagli più o meno significativi: questa manifestazione blanda del fenomeno è largamente diffusa nella popolazione.

Caratteristica di un numero assai limitato di soggetti, invece, è la sinestesia che si presenta nella sua «forma pura» in cui la reazione di un senso diverso da quello stimolato (associare un colore ad una lettera dell'alfabeto udita, ad esempio) è netta e assai ricorrente, indipendente dalla volontà, una sorta di capacità cognitiva che può costituire un valore aggiunto nelle potenzialità dell'individuo; proprietà distintiva di pochi, accuratamente custodita dal DNA, sulla cui origine gli studiosi indagano, cercando risposte ma, soprattutto, trovandosi dinanzi a nuovi interrogativi.

Le basi neurologiche della sinestesia – La sinestesia può essere una risposta ad alcune esperienze particolarmente intense quali la deprivazione sensoriale associata a meditazione, l'uso di sostanze stupefacenti ed allucinogeni, alcune tipologie di danni al cervello; ma oggetto principale degli studi degli esperti negli ultimi anni è, senza dubbio, quel 2-4% di soggetti sinestetici che presenta questa caratteristica come frutto di un'eredità genetica involontaria e stabile nel corso del tempo. 
Vilayanur Ramachandran è un neurologo che indaga proprio in questa direzione e, già da anni, ritiene che di aver individuato in un eccesso di comunicazioni tra le regioni sensoriali la base neurologica della sinestesia; ipotesi che, tuttavia, non gode di unanime appoggio all'interno della comunità scientifica proprio perché il fenomeno può essere indotto anche in maniera artificiale. Non si può dunque escludere totalmente che alcune connessioni neuronali, presenti nel cervello di tutti, siano semplicemente maggiormente attive e funzionali nei sinestetici, per ragioni ereditarie, ma passibili di essere stimolate esternamente in qualunque individuo.

Utilità e vantaggi per il cervello – In un caso o nell'altro, tuttavia, il quesito resta aperto: come mai questo carattere, la cui origine genetica potrebbe essere assai complessa e coinvolgere numerosi geni combinantisi tra loro, è sopravvissuto nell'ambito dell'evoluzione? 
La risposta dello stesso Ramachandran, autore assieme a David Brang di un lavoro recentemente pubblicato su PLoS Biology, sarebbe racchiusa nelle capacità intellettive notevolmente superiori degli individui sinestetici.

I due studiosi dell'University of California di San Diego avrebbero infatti avuto modo di riscontare abilità mnemoniche e cognitive notevolmente superiori alla media: dalla semplice combinazione di sfere sensoriali diverse tra loro, dunque, risulterebbe un potenziamento delle capacità percettive ma anche di quelle legate alla memoria: e non a caso, secondo Ramachandran, nei poeti, nei musicisti e negli artisti, la sinestesia ricorrerebbe in percentuali notevolmente più alte.

Per approfondire il tema in modalita pratica, partecipa al nostro laboratorio sulla sensorialità

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